Ne sentì un paio sulla caviglia e si piegò per allontanarli.
Uno si arrampicò sul braccio sinistro. L'afferrò con la mano e lo schiacciò.
Quel terrificante sussurro prodotto dagli insetti in movimento era quasi assordante.
Si coprì le orecchie con le mani.
Dal soffitto si staccò uno scarafaggio che le cadde sulla testa. Urlando l'afferrò con le dita e lo scaraventò lontano.
Improvvisamente, le porte si aprirono dietro di lei e la cantina fu invasa dalla luce. Vide l'ondata di scarafaggi che aveva già raggiunto il penultimo gradino e poi la marea che si ritirava alla vista del sole. Sentì Tony che l'afferrava e si ritrovò sotto la pioggia, nella meravigliosa luce grigiastra di quella giornata cupa.
Tony gettò lontano gli insetti che le erano rimasti attaccati al vestito.
Hilary si strinse a lui.
Non c'erano più scarafaggi, ma le parve di sentirli ancora addosso. Striscianti. Viscidi.
Fu scossa da un fremito violento e incontrollabile e Tony la strinse con il braccio sano. Le parlò con infinita dolcezza, cercando di calmarla.
Alla fine lei smise di urlare. "Sei ferito," esclamò.
"Me la caverò. E potrò tornare a dipingere."
Hilary vide Frye. Era disteso sull'erba, a faccia in giù, chiaramente morto. Dalla schiena spuntava un coltello e la camicia era intrisa di sangue.
Si allontanarono dal cadavere, attraversando il prato.
Hilary aveva le gambe che tremavano.
"Chiudeva i gemelli in quella cantina quando voleva punirli," disse Hilary. "Quante volte l'avrà fatto? Cento? Duecento? Mille?"
"Non pensarci," mormorò Tony. "Pensa solo che siamo vivi, che siamo ancora insieme. E pensa anche se sei disposta a sposare un ex poliziotto un po' malconcio che cerca di guadagnarsi da vivere facendo il pittore."
"Ne sarei felice."
In quel momento, lo sceriffo Peter Laurenski si precipitò fuori della cucina dirigendosi verso di loro. "Che cos'è successo?" domandò. "Tutto bene?"
Si incamminarono verso Laurenski mentre la pioggia dell'autunno scorreva dolcemente su di loro e sussurrava nell'erba.
fine